Il più grande Comandamento

E’ la domanda che un dottore della Legge pone a Gesù, di lui non sappiamo il nome, ma gli siamo  ugualmente grati perché attraverso la risposta del Maestro ora sappiamo come dobbiamo comportarci a riguardo, abbiamo una risposta chiara ed estremamente valida anche per noi: “ Il più grande e il primo dei comandamenti è: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente ”. “
Il secondo è simile al primo: “ Amerai il prossimo tuo come te stesso, da questi due comandamenti dipende la Legge e i profeti ”. Qui è riassunta tutta la sacra Scrittura, l’A.T. e il Nuovo; da questi due comandamenti derivano tutti gli altri. Gli ebrei conoscevano questi due comandamenti, tanto è vero che Gesù li ripete quasi alla lettera (Deut. 6,4) e (Lev. 19,18), ma erano sommersi ormai da tempo e confusi con tanti precetti sia positivi che negativi. L’originalità della risposta di Gesù sta nel fatto che stabilisce con chiarezza la priorità assoluta dei due comandamenti, amore di Dio e amore del prossimo, su tutti gli altri; fa di essi il principio informatore della Legge, del messaggio dei Profeti e quindi del Vangelo che annunzia. L’amore a Dio e al prossimo sono l’essenza della nostra
religione. Tutto quello che facciamo e che abbiamo deve concorrere a farci crescere nell’amore di Dio e del prossimo. Tutto infatti deve essere fatto per amore e la gloria di Dio e del prossimo. Gesù ha voluto unire l’amore del prossimo all’amore di Dio quasi fossero l’uno il prolungamento dell’altro: “ il secondo è simile al primo “, non esiste vero amore del prossimo se manca l’amore verso Dio e viceversa.
Anche Giovanni (1Gv. 4, 20-21) ci ricorda: “questo è il comandamento che abbiamo da lui; chi ama Dio ami anche il proprio fratello”, e “Se uno dicesse io amo Dio e odiasse il fratello è un mentitore”. “chi non ama il fratello che vede, non può amare Dio che non vede”. Per l’ebreo l’amore del prossimo era riservato al proprio connazionale o correligionario; cioè colui che era della stessa razza e religione.

Per Gesù, prossimo è ogni uomo, senza alcuna distinzione. Prossimo è colui che devo sentire più vicino e al quale mi devo fare più vicino specialmente in certe situazioni di bisogno. Ricordiamo la parabola del buon samaritano: amerai ogni uomo, specialmente se povero, emarginato, anche se tuo nemico. (Mt.5,43-48).   La autenticità della nostra fede è data da come mettiamo in pratica questi comandamenti: “ La fede opera per mezzo della carità “ (Gal.5,6); “la vitalità della fede è nelle opere di carità” (Gc. 2,17).

 Amo Dio?
Lo considero il mio sommo bene, il mio ultimo e la mia felicità suprema, causa del mio essere, ragione del mio continuare ad esistere?
Lo amo come Padre che mi ama e che a prova del suo amore ha inviato e sacrificato per me il suo Figlio? Lo lodo e invoco con la preghiera?
Santifico il giorno di festa? Compio la sua volontà? Mi comporto come a lui piace? (Mt.7,21). “In questo consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti” (1Gv.5,3).
Amo il mio prossimo?
Non amiamo a parole o con la lingua, ma con i fatti e nella verità (1Gv. 4,17-18).
Se uno ha ricchezze e vedendo il fratello in necessità gli chiude il suo cuore, come dimora l’amore di Dio in lui?
Come vivo l’amore cristiano ovunque mi trovo?
Noi siamo chiamati ad essere testimoni dell’amore. (Gv. 13,35).
Testimoni non per virtù del comandamento, ma perché da lui amati e resi partecipi del suo amore, per amare come lui ama, mediante il dono del suo Spirito.

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